La Iconografia
Inizialmente veniva rappresentato come giovane e imberbe. Lo stesso Calamide creò una statua criselefantina del dio, commissionata da Sicione, rappresentandolo senza barba, con lo scettro in una mano e nell'altra un frutto di pino.
Dal V secolo a. C. il più diffuso, successivamente immagine classica di Asclepio, fu quello che lo raffigurava maturo e barbuto.
Presumibilmente non fu l'arte ateniese a creare questa nuova ritrattistica quanto piuttosto è imputabile alla fantasia popolare che sostituì nell’immaginario collettivo la rappresentazione di un Asclepio distante e assiso al banchetto degli dei nell'Olimpo con una figura più rassicurante e vicina che lo vedeva assiso al capezzale dei malati, premuroso e consacrato a curare le pene dell'umanità.
Sfortunatamente non ci sono giunte le statue realizzate da Mirone, Fidia, Policleto ma sappiamo da opere successive che si ispiravano a quelle che quella di Mirone e di fidia.
Quelle di ispirazione mironea erano dotate di una lunga barba, con il volto incorniciato da riccioli, ed emanavano mitezza come se fosse ispirato da un sentimento di pietà per gli uomini doloranti.
Quelle di ispirazione fidiaca danno un'espressione tranquilla al volto e, di norma, una qual certa severità al capo piegato verso sinistra.
Trasimede, figlio di Arignoto di Paro (sec. IV av. C), autore della statua criselefantina di Epidauro lo raffigura invece molto simile a Zeus. Noi conosciamo questa statua attraverso le sue copie nel verso di alcune monete d'argento di Epidauro coeve e in due grandi bassorilievi votivi in marmo trovati nel santuario. In questa tradizione iconografica Asclepio si confonderebbe con Zeus, se i suoi tratti del volto non fossero più dolci e non avesse gli emblemi propri.
Al periodo ellenistico risale la statua dell’ateniese Piromaco destinata all'Asclepieon di Pergamo, sottratta come bottino di guerra da Prusia II nel 156, ma giuntaci su numerose monete imperiali romane. Questa non ha caratteristiche originali: barba, capelli ricciuti, himation, bastone a cui si avvolge il serpente sono elementi comuni a molte delle opere precedenti.

